Lo scoccare della mezzanotte

Siamo all’inizio di un nuovo anno. Un periodo di tempo molto particolare è appena passato. Questa costante sensazione disfattista permeata a lungo nella nostra società nel corso del 2020 mi ha portato alla memoria alcuni pensieri che avevo già rivissuto nella mia mente più volte:

L’uomo è sempre stato, a detta di tutti, un grande scongiuratore di crisi ed eventi terribili, tra mani poste ad altezza genitali e scongiuri vari abbiamo sempre sperato per il meglio. Siamo sicuri che ad oggi sia ancora così?

Guardiamo rapidamente un calendario molto riassuntivo di alcuni eventi sconvolgenti riguardanti la nostra specie:

-Ere glaciali varie: L’uomo ha dovuto affrontare, oltre che predatori stronzissimi e crisi alimentari, anche un freddo cane, dovendosi spostare di area in area in cerca di una zona abitabile.

-Calamità naturali: Spostandosi in aree più abitabili siamo stati spesso anche minacciati da quella stronza passivo/aggressiva chiamata “Terra”. Un esempio molto valido sono i terremoti, gli tsunami e le eruzioni vulcaniche. 75 mila anni addietro abbiamo avuto la famosa eruzione del vulcano Toba(indonesia), che con la sua potenza distrusse una quantita allucinante di popolazioni e biodiversità umane stanziate nel circondario.

-Malattia: Dobbiamo spiegarlo? Ad oggi abbiamo il Covid, in passato la Peste, la Spagnola e altre terribili minacce di questo genere.

-Guerre:TROPPE, DAVVERO TROPPE.

Dai grandi momenti di difficoltà siamo sempre stati in grado di rimboccarci le maniche e ripartire, trasformando quello che era andato distrutto in grandi opportunità di crescita. Oggi però sento che qualcosa sta cambiando, percepisco una consapevolezza nel mio cuore che mi fa dire che qualcosa si è andato ad alterare.

Partiamo dalla base del pensiero, avete presente i film e le serie tv ambientate in un futuro o presente apocalittico?

Zombie, malattie, aliene e robe varie hanno distrutto il mondo e ci ritroviamo a guardare le storie di protagonisti ipoteticamente ordinari farsi strada in un mondo distrutto. Questo filone narrativo sta riscuotendo enorme successo, come mai?

Riflettiamoci un secondo: Personaggio ordinario+ catastrofe= eroe. Ritroviamo qualcosa di familiare in tutto questo?

Perchè il prepping(dottrina che studia le tattiche di sopravvivenza in tempi apocalittici) sta andando forte? Perchè le star del cinema e della musica(soprattutto in america) fanno a gara per chi ha il bunker più bello e accessoriato(roba vera)?

La realtà che viviamo ci fa schifo.

Con tutti gli scongiuri che possiamo fare, con tutte le nostre ravanate sui genitali, molti di noi hanno l’oscuro e celato desiderio che la realtà che conosciamo scompaia. Complottismi, teorie strampalate e serie tv evocative di un mondo distrutto ci lasciano pensare che tutto potrebbe andare in vacca da un momento all’altro.

In fondo ci piace tutto questo, una piccola parte di noi ci spera. Abbiamo vissuto la nostra vita e abbiamo fatto casino, speriamo attraverso una rivelazione capovolgente o una tabula rasa delle regole generali della nostra società di poterci reinventare: Magari saremmo i sopravvissuti temerari di una apocalisse zombie, oppure dei ribelli che difendono la razza umana dagli alieni. Troviamo consolazione e sollievo nel pensare che probabilmente riusciremmo a cavarcela reinventandoci e scoprendo di essere qualcosa di più di esserini che stanno alle regole del gioco.

Ed ecco che scopro che esiste una vera e proprio compravendita di migliaia di euro in semi di ottima qualità da conservare in caso di catastrofe, armaioli che producono strumenti per l’apocalisse come machete rivisitati e tirapugni con lame, meccanici che inseriscono innesti da sfondamento e coperture anti proiettile o gente che ammassa scatolette di prodotti a lunga durata negli scantinati. Tutti aspettano, procrastinano, procedono nella loro vita di scontentezza in cerca di quella scintilla e non appena la vedono, iniziano a sperare sempre di più. La dimostrazione pratica di questo la abbiamo avuta con la recente crisi sanitaria negli U.S.A., dove la gente ha fatto la fila per ore davanti ai negozi di armi.

Ho passato un periodo, forse vale per molti di voi, in cui anche io ho coltivato speranze di questo genere. Mi sono sempre ritrovato a credere che la società in cui vivo mi stava fortemente limitando nelle azioni. Forse sarei stato altro, una persona più sicura e reattiva alla vita se mi fossi ritrovato in altre circostanze. Però è questa la vita che vivo, come posso liberarmi da questa gabbia? Semplice, mi preparo e aspetto, prima o poi accadrà qualcosa.

E invece il tempo passa.

Mi ritrovo al punto di partenza di quando ho iniziato a sperare, sempre chiuso, ingabbiato e frustrato. Ha avuto senso tutto questo? Cazzo no.

Tutto sto pippone non vuole certamente dire una cosa tipo ” rassegnatevi e state alle regole” oppure “ah sfigati tanto in una apocalisse crepate per primi!”. Voglio solo asserire che potete cercare di stare meglio anche nel mondo in cui vivete: Tutto il tempo passato a sperare che le cose finiscano potete investirlo dando un calcio in culo alla vostra vita, respirando e accettando che determinate cose vadano in un certo modo. Non dovrete salvare il mondo o una civiltà distrutta, ma solo voi stessi. Vi assicuro che toglierà molto stress al vostro io interiore e voglioso di spaccare crani di zombie.

Il mondo finirà sicuramente, basta una minima cazzata per finire tutti arrosto, morti, rapiti dagli alieni e cose simili. L’universo è dominato da regole che non comprendono l’umanità, un pochino come il rapporto tra noi e l’erba che calpestiamo. Nell’attesa che tutto finisca però, e ci potrebbe volere del tempo, cerchiamo di far quadrare l’unica finestra di tempo che ci è concessa in un qualcosa di valido per noi, l’apocalisse ci perdonerà.

La pretesa di poter controllare gli eventi è, del resto, la carta di identità di colui che non controlla la propria vita.

Buona vita a tutti, sempre e comunque. Articolo di ZioPera. Illustrazione di GVADAG.

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