Concepire il compimento.

 

 

Quinto Compleanno 000

I compleanni sono da sempre una celebrazione della “vita che continua”. I tuoi contigui sono felici di vederti crescere e di poter scroccare una cena pagata da te. Oppure, ancor più semplicemente, è una facile scusa per festeggiare, il che non guasta mai in tempi di magra emotiva.
Senza soffermarci sull’evento “compleanno” in fase infantile, letteralmente un mercato dell’ego dove il centro del mondo diventa la tua felicità quando spacchetti regali, mi preme principalmente parlare della tortura interiore dei compleanni in età adulta. Almeno per come vivo io le cose.

Iniziamo dicendo che il tempo è una invenzione umana.

Si ok, il tempo esiste veramente in vari ambiti scientifici. Ma il modo in cui costruiamo il tempo ordinario è tutto di nostra concezione, ci facilità la vita e crea le abitudini e i rituali. Noi però parliamo di un rituale nello specifico, nato con la concezione stessa del tempo, che ha dei maligni risvolti per l’uomo comune.

Tutto parte dall’ego.

Per quanti euro del carrello daremo al poveretto fuori dal super mercato, siamo e rimarremo esseri guidati dall’ego. La voglia di sentirsi buoni, ricchi, potenti, agli occhi propri o degli altri aumenta man mano che cresciamo. Come mai? Per colpa dei compleanni amici miei.
Ogni volta che per la società sei di un anno più vecchio (in età adulta ovviamente), il nostro cervello si resetta facendo una sorta di inventario e punto della situazione nel merito dei traguardi fatti e di quanti capelli ti sono rimasti. L’intero percorso di vita di ogni essere umano è in parte socialmente prestabilito: Lo vediamo nei rituali religiosi classici, nei percorsi scolastici e nel lavoro. Raccogliamo tutto assieme e avremo una vita in buona parte preimpostata, dove ogni essere vivente ha per un giorno all’anno una campanella mentale chiamata compleanno che risuona nella testa e ti dice “sbrigati!”.

Personalmente vado in paranoia

Nella vita senti di avere una finestra di tempo limitata per fare cose, e i compleanni non sono altro che dei reminder sopra un calendario, sempre pronti a sputare sentenze sulla tua vita e sui tuoi traguardi non raggiunti.
La grande fortuna e sfortuna dell’uomo sta nel fatto di essere talmente vanesio dal desiderare di compiere più cose possibili nel tempo di vita che ha a disposizione. Questo ha creato grandi personaggi, invenzioni e meme su internet.
Guardate per esempio gli elfi delle saghe fantasy più famose: Questi vivono un sacco eppure gli umani quasi sempre surclassano la loro longevità con il progresso, gli elfi rimandano ogni cosa, non facendo figli e rimanendo nel loro campanilismo. Gli umani sono sempre dannatamente consci del tempo che passa e sapendo di averne a disposizione relativamente poco, cercano costantemente di imporre il loro lascito sul mondo sfornando figli e inventando macchine di distruzione di massa. Questa è paura, senso di inferiorità ed ego, nel bene e nel male.
Nonostante l’esempio beota possiamo facilmente capire che l’età adulta diventa per tutti una lunga maratona costellata di rinunce e scelte estremamente difficili, sempre dettate dal ticchettio che tempo che passa.

La sensazione che ho sempre provato dai venti in poi è quella di costante inadeguatezza rispetto al mondo che mi circonda. Per me è sempre stata una battaglia continua decidere tra quello che sono e quello che devo.

Man mano che il tempo prosegue ci si sente sempre in dovere di lasciare indietro sogni, desideri e passioni.

La non accettazione e l’aiuto di formidabili guru.

Parlando con persone più grandi di me, mi è sempre stato detto che queste problematiche fanno parte della crescita e del rendersi conto che la vita, purtroppo, è anche rinuncia e perdita di illusioni. In buona parte accetto queste premesse, dall’altra respingo completamente l’idea di annullare me stesso solo per non avere crisi di panico nei giorni dei miei compleanni.

Ho avuto l’immensa fortuna, forse la più grossa della mia vita, di poter conoscere persone che nonostante le paranoie, i dubbi, ed i dannatissimi compleanni, sono state in grado in età più avanzata della mia di rimanere vive, fedeli alle loro passioni e aggrappate come cozze agli scogli ai loro sogni. Queste persone fanno enormi sacrifici fisici e mentali, rifiutando commenti di sufficienza sul loro operato e rinnegando totalmente l’idea classica del vivere per il proprio lavoro.

Le persone di cui parlo ovviamente, compresa la persona con cui collaboro per questo blog, sono sempre state una formidabile benzina per me, ed in qualche modo, sono certo di esserlo stato anche io per loro: Non è certamente facile nel mondo degli uomini fatti e finiti parlare di arte, musica o passioni personali, buona parte degli argomenti vertono sul lavoro, le tasse e sull’ultima puntata di chi vuol essere milionario. Queste persone, che non si sono mai arrese, meritano rispetto, non stigma. Non è immaturo coltivare le proprie passioni, è eroico.

Il blog, i compleanni e la storia di noi sfigati.

Cinque anni orsono, con una delle persone più improbabili di tutte, iniziai a fare un blog a fumetti, limando le mie abilità e apprendendo molte forme artistiche che non conoscevo o che prima non ero in grado di apprezzare. Da allora mi sono lanciato in sempre più avventure, arrivando a scrivere, con molta cautela, piccoli pensieri e sfoghi personali sul blog. Passati questi cinque anni non siamo diventati famosi, non siamo ricchi e spesso ci rimaniamo male per i cattivi rating di uno o l’altro progetto. I tempi inoltre si allungano, le cose da fare tra lavoro e studio aumentano, più si procede più si rallenta. Ma sapete una cosa? Ho pensato, scrivendo questo piccolo pensierino, proprio in virtù del fatto che ancora un nuovo anno è passato, di proporre un patto con il mio collega e con tutti coloro che come noi hanno una piccola passione personale che curano come un bambino: A voi che respirate la vostra arte, che leggete, studiate, disegnate o scrivete, ad ogni nuovo compleanno invece di crogiolarvi nel pensare di non stare avendo risultati, pensate al fatto che ci state ancora provando. Dopo le critiche, i pianti e i crolli nervosi siete ancora lì come stoiche statue a perseguire i vostri sogni. Non state scappando dalla realtà, la state rimodulando perché non riuscite ad accettarne le regole. Siete già artisti, e siete già quello che volete diventare.

Il Pianeta dei Polletti, blog di GVADAG e ZioPera, compie cinque anni di testate ad un muro che difficilmente sarà sgretolato, tuttavia non smette di dare testate.
Testo di ZioPera, vignetta di GVADAG.

 

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